OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma.
Volare bassi, costruire in alto
L’Avellino riparte dopo una sosta lunga e insolita esattamente da dove aveva lasciato le note migliori del suo primo scorcio di campionato. Concentrazione, aggressività, idee chiare e, soprattutto, una capacità quasi impressionante di trasformare subito in gol le occasioni create.
Contro la Sampdoria è successo tutto in meno di mezz’ora. Cheddira al 12’, il momentaneo pareggio di Insigne al 18’, poi Palumbo, Russo e Besaggio fino al 4-1 del 29’. Quattro tiri, quattro gol, come ha riconosciuto anche Corradi nel dopogara. Ma il dato che mi interessa di più non è soltanto la precisione realizzativa. Dopo l’1-1 l’Avellino non si è impaurito né disunito; ha reagito a muso duro, ha aggredito di nuovo l’avversario e la partita, trasformando in pochi minuti un possibile momento di difficoltà nella chiusura anticipata della gara.
È una conferma importante. Questa squadra entra quasi sempre in campo sapendo cosa vuole fare e riesce a portare subito intensità e lucidità. Nesta, però, ha fatto bene a frenare gli entusiasmi. “Volare bassi” è probabilmente il messaggio più utile dopo una serata del genere, perché non tutte le partite saranno così e non tutti gli avversari arriveranno al Partenio nelle condizioni della Sampdoria.
I blucerchiati si sono presentati con numerose assenze e diversi giocatori appena rientrati o ancora da ricondizionare. Non a caso, nei giorni scorsi, la società aveva avviato confronti interni tra area tecnica, performance e staff sanitario per comprendere le ragioni di una lunga serie di problemi fisici e ricadute. Alla vigilia della partita erano almeno tre gli indisponibili per problemi fisici, mentre altri tre giocatori erano appena rientrati in gruppo o non avevano ancora i novanta minuti nelle gambe. Una situazione che ha inevitabilmente ridotto le alternative della Sampdoria, senza però cancellare i meriti dell’Avellino, capace di indirizzare la gara con una prestazione concreta e dominante fin dai primi minuti.
E i meriti individuali sono tanti. Moruzzi ha confezionato due assist bellissimi, Russo continua a mostrare qualità fuori scala per capacità di creare superiorità, segnare e mandare in porta i compagni; Palumbo e Besaggio sembrano crescere partita dopo partita.
Poi c’è Faticanti. In campionato lo avevamo visto appena sette minuti contro il Vicenza, mentre in Nazionale e durante il ritiro estivo aveva già mostrato qualità interessanti. Ieri Nesta gli ha concesso mezz’ora vera e il ragazzo ha confermato di avere mezzi importanti. Non serviva, però, quella prestazione per dimostrare che chi lo vede lavorare ogni giorno conosce probabilmente meglio di noi tempi e ragioni del suo impiego.
Qui torna un tema che accompagna spesso questa rubrica. Appena qualcosa non funziona, una parte dell’ambiente trasforma il mancato utilizzo di un calciatore nell’ennesimo capo d’accusa contro l’allenatore. Una rosa profonda, invece, serve proprio perché la Serie B è lunga, fisica e piena di infortuni, squalifiche e momenti di forma differenti. Quasi tutti avranno una finestra nella quale saranno chiamati a dare di più.
La sfida vera per Nesta è proprio questa. Ha tanti calciatori di qualità e molti, legittimamente, penseranno di meritare spazio. Dovrà scegliere chi sta meglio fisicamente e mentalmente, mantenendo allo stesso tempo un gruppo nel quale chi resta fuori sappia gioire per il compagno e prepararsi alla propria occasione. Non è semplice neppure nella vita di tutti i giorni; nello sport, però, un ambiente sano può trasformare questa competizione interna in energia collettiva.
Ed è proprio per questo che quanto accaduto fuori dallo stadio prima della partita stona ancora di più. Un gruppo di facinorosi ha trasformato l’avvicinamento a una partita di calcio in lanci di petardi, fumogeni e momenti di tensione con le forze dell’ordine. Nel 2026 scene del genere sono semplicemente inaccettabili. Mi auguro che le autorità individuino le responsabilità personali e intervengano su chi ha creato i disordini, senza far ricadere automaticamente le conseguenze sulle migliaia di tifosi e sugli ultras delle due città che nulla hanno avuto a che fare con quanto accaduto.
Ora testa a Cesena. Sarà un banco di prova molto più indicativo per capire se questo nuovo inizio possa davvero diventare una strada. Noi tifosi dobbiamo poter sognare, certamente, ma Nesta ha ragione a ricordarci di tenere i piedi per terra.
E proprio pensando al futuro, durante queste tre settimane senza calcio mi è tornato in mente un vecchio striscione della Curva Sud, esposto ai tempi di Pugliese: “A’ squadra fa i punti o’ presidente ce li leva, ora fischiateci anche questo!”. Era un’altra epoca e un’altra storia, segnata dalle penalizzazioni amministrative. Oggi nessuno sta parlando di punti da sottrarre in classifica, ma quella frase conserva una forza simbolica.
La vicenda stadio ha riempito buona parte del vuoto lasciato dal campionato. Il Comune ha intrapreso una propria strada, la società ha presentato una proposta diversa e nelle ultime settimane il confronto è diventato anche molto acceso. Non spetta a noi stabilire quale soluzione tecnica o finanziaria sia la migliore; possiamo però chiedere che chiunque abbia responsabilità professionali, istituzionali o societarie non perda di vista l’obiettivo.
I soldi, o anche una stagione particolarmente fortunata, possono portare una squadra in Serie A. Le strutture, insieme ai soldi, alle competenze e a un’organizzazione capace di produrre ricavi e valore, servono invece a costruire un club che possa restarci.
Non siamo più negli anni Ottanta e neppure nei primi anni Duemila. Uno stadio moderno non segna gol e non conquista promozioni, ma può diventare una parte decisiva della sostenibilità e della crescita di una società.
Quindi continui pure la squadra a fare punti. Chi gioca le partite fuori dal campo faccia altrettanto bene il proprio mestiere.
Non toglieteci punti. Non quelli della classifica, stavolta, ma tempo, opportunità e futuro.
Forza Lupi!
