OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma. La fortuna bisogna andarsela a prendere
Alcuni di quel piccolo pubblico che segue questa rubrica mi hanno chiesto perché, dopo il pareggio di Chiavari, non avessi scritto nulla. Erano curiosi di sapere cosa ne pensassi di una partita che molti, prima di martedì, immaginavano quasi dovesse essere vinta per forza.
La verità è che avevo bisogno di aspettare.
A Chiavari l’Avellino non aveva giocato una grande partita, anche per effetto di un turnover consistente, ma era riuscito comunque a rimettersi in piedi. E soprattutto era rimasto quel gol di Di Maggio annullato dopo la revisione VAR per la posizione di Favilli, una decisione che personalmente continuo a considerare figlia di quella meccanizzazione del calcio moderno capace talvolta di trasformare un’azione reale in una sequenza di fotogrammi e interpretazioni.
Non volevo quindi sbilanciarmi. Volevo capire quanto, nelle ultime due gare, pesassero davvero sfortuna ed episodi e quanto invece ci fossero ragioni più profonde da ricercare nella squadra, nelle scelte e nel momento.
Oggi contro il Pisa, almeno una parte della risposta è arrivata.
Perché anche questa partita sembrava inizialmente voler prendere la stessa piega. Un salvataggio sulla linea, una traversa, deviazioni decisive dei difensori, palloni che sembravano non voler entrare. Dopo il Padova e Chiavari, quasi veniva spontaneo pensare: rieccoci.
Poi, intorno al dodicesimo minuto, ho visto Cheddira lottare con Primasso per tenere vivo un pallone che Russo, con grande astuzia, aveva recuperato e lanciato. Cheddira si è aggrappato a quella palla con rabbia, usando fisico e determinazione fino ad avere la meglio nel duello. Non ne è nato il gol, ma lì ho avuto la sensazione che questa volta la partita avrebbe preso una strada diversa.
Perché la fortuna conta, ma qualche volta bisogna anche andarsela a prendere.
L’Avellino lo ha fatto con una prestazione concreta, organizzata e soprattutto efficace. Di Maggio ha sbloccato la gara al 26’, Russo l’ha chiusa nella ripresa con il suo destro a giro, ma il 2-0 racconta persino meno di quanto si sia visto. Il risultato avrebbe potuto essere più largo contro un Pisa arrivato al Partenio dopo cinque risultati utili consecutivi e con una rosa certamente di livello.
La differenza, rispetto alle ultime uscite, è stata soprattutto nella capacità di trasformare la qualità del gioco in pericolo vero.
A centrocampo Nesta ha scelto Palumbo in cabina di regia, con Di Maggio e Besaggio ai lati, e la soluzione ha funzionato molto bene. Palumbo ha probabilmente offerto la sua prestazione più continua dall’inizio della stagione, non soltanto per qualità con il pallone ma anche per attenzione e partecipazione quando il possesso era degli altri.
A mio avviso, però, una delle chiavi è stata Michael Venturi. Dal centro della difesa ha saputo alzarsi con grande puntualità accorciando alle spalle di Palumbo e occupando lo spazio quando il regista si spingeva più avanti. Più che un play aggiunto è stato un prezioso elemento di raccordo, capace di dare equilibrio alla squadra e, allo stesso tempo, maggiore libertà a Palumbo.
È anche una risposta interessante rispetto alle discussioni delle ultime settimane. Questa rosa offre tante soluzioni e Nesta sta ancora cercando le combinazioni migliori. Non tutte funzioneranno sempre, qualche scelta continuerà a far discutere, ma oggi si è vista una squadra nella quale le caratteristiche degli uomini sembravano incastrarsi con naturalezza.
E poi ci sono Russo e Cheddira.
Russo continua semplicemente a dimostrare quanto sia determinante per questa squadra. Cheddira, invece, non ha segnato e ha anche sprecato qualche occasione, ma la sua partita mi è piaciuta proprio per quella rabbia mostrata nei duelli. Avevamo detto che serviva tempo per ritrovare la condizione migliore. Il tempo va concesso, ma il calciatore deve accompagnarlo con atteggiamento, sacrificio e fame. Oggi questi segnali ci sono stati.
Ecco perché sono contento di aver aspettato prima di scrivere dopo Chiavari.
Una partita può ingannare. Due iniziano a far pensare. Tre permettono almeno di formulare qualche ipotesi. L’Avellino non era improvvisamente diventato inefficace dopo Padova ed Entella, così come oggi non è diventato una corazzata perché ha battuto il Pisa. Però questa vittoria ci dice che qualità, alternative e organizzazione ci sono.
Adesso arriva qualcosa di completamente diverso.
Sabato prossimo, a Benevento, ci sarà il primo derby stagionale. Lì conteranno meno le geometrie perfette e probabilmente molto di più agonismo, personalità, capacità di sopportare la pressione e concretezza. Sono caratteristiche che questo Avellino ha già mostrato di possedere, ma il derby sarà un banco di prova diverso da tutti gli altri.
Ci arriveremo con fiducia, senza trasformarla in presunzione. Se questa squadra saprà unire la qualità vista oggi alla consapevolezza che spesso una partita bisogna anche strapparla, allora potremo continuare a guardare avanti con interesse.
Nel frattempo, un pensiero affettuoso va anche a quelli che ad agosto avevano già stabilito che Nesta non sarebbe arrivato alla commemorazione dei defunti.
Adesso, immagino, stiano soffrendo e abbiano spostato l’obiettivo sul panettone di Natale.
Noi, invece, continuiamo a guardare il campo. Una partita alla volta, senza sentenze anticipate e senza bisogno di avere ragione per forza.
Oggi ha avuto ragione l’Avellino.
E tanto basta.
Forza Lupi!
