Oltre il Partenio-Lombardi : Dominare non è tenere il pallone

OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma. Dominare non è tenere il pallone

Ci sono sconfitte nelle quali bisogna cercare spiegazioni profonde e altre nelle quali, guardando semplicemente i numeri, viene quasi spontaneo chiedersi come sia stato possibile perdere. Avellino-Padova appartiene probabilmente alla seconda categoria.
Ventotto tiri contro otto, sette nello specchio contro uno, undici calci d’angolo contro due, quasi il 69% di possesso palla e oltre cinquecento passaggi completati. Anche gli expected goals raccontano una partita che avrebbe potuto avere un esito completamente diverso. Eppure è finita 0-1.
Il calcio è anche questo. Sorrentino ha giocato una partita straordinaria e all’Avellino è mancato quel pizzico di precisione che in altre occasioni aveva trasformato quasi ogni occasione in gol. Ma sarebbe troppo semplice fermarsi alla sfortuna.
Perché la prima mezz’ora qualche interrogativo lo lascia. Il Padova ha sorpreso l’Avellino, che ha iniziato con una manovra lenta, troppi palloni giocati all’indietro e poca capacità di verticalizzare. Al 20’ Zuelli ha punito una delle poche vere occasioni create dagli ospiti e da quel momento la partita è diventata esattamente quella che il Padova voleva giocare.
Ed è qui che credo l’Avellino debba ancora imparare qualcosa.
In casa, al Partenio, non sempre sarà possibile imporre il proprio gioco attraverso la qualità. Ci saranno partite sporche, avversari aggressivi, giornate nelle quali il pallone non girerà con la velocità desiderata. In quei momenti bisognerà recuperare un po’ di quella vecchia cattiveria agonistica da squadra di provincia. Non significa cercare ammonizioni inutili; significa vincere un contrasto in più, far sentire la propria presenza, spezzare l’inerzia quando serve e chiarire subito che ad Avellino nessuno può giocare comodamente.
E forse proprio il Partenio deve tornare a essere una componente della partita anche quando il gioco non viene bene. Non per trasformare ogni gara in una battaglia scomposta, ma per imporre ritmo, presenza e intensità fin dai primi minuti. Una squadra che vuole crescere deve saper vincere anche quando non riesce a essere bella, soprattutto in casa, dove l’avversario deve percepire immediatamente che ogni pallone sarà conteso.
Perché oltre cinquecento passaggi non sono necessariamente sinonimo di dominio. Dominare significa portare l’avversario dove vuoi tu, costringerlo a difendere male, creare superiorità e trasformare il possesso in pericolo. L’Avellino lo ha fatto a lungo, soprattutto nella seconda parte della gara, ma non con sufficiente continuità.
C’è poi il tema degli uomini. Cheddira continua a cercare la migliore condizione e oggi è stato servito troppo poco nella situazione nella quale può diventare realmente devastante, cioè attaccando lo spazio e ricevendo in profondità. Tenerlo prevalentemente spalle alla porta o dentro un possesso troppo orizzontale significa probabilmente utilizzarne soltanto una parte delle caratteristiche.
Naturalmente per ritrovare condizione e ritmo bisogna anche giocare. Vale per Cheddira, così come per Palmiero e per chiunque attraversi una fase meno brillante. Ma proprio qui comincia la sfida più delicata per Nesta. La rosa è profonda e il mister può permettersi di scegliere non soltanto in base al valore assoluto del calciatore, ma anche alla condizione del momento.
Palmiero è stato sostituito all’intervallo perché non riusciva a dare ritmo alla manovra; Palumbo, invece, continua a comparire a sprazzi. Ha qualità importanti, nessuno le mette in discussione, ma dobbiamo ancora vedere quel giocatore capace di incidere con continuità sulla partita.
Dall’altra parte ci sono ragazzi che bussano alla porta. Di Maggio è entrato bene ancora una volta e anche Di Paolo, nei pochi minuti concessi, ha mostrato personalità, capacità di puntare l’uomo e quella leggerezza tecnica che può diventare molto utile.
Martedì a Chiavari queste caratteristiche potrebbero servire parecchio. Il campo è stretto, gli spazi laterali si riducono e serviranno giocatori capaci di ricevere nel traffico, saltare l’uomo e mettere rapidamente palloni dentro l’area.
Siamo arrivati all’ottava giornata e qualche indicazione il campionato comincia inevitabilmente a darla. È ancora troppo presto per formulare giudizi definitivi, anche perché in questa Serie B bastano due o tre risultati consecutivi per cambiare completamente prospettiva.
Ma proprio per questo adesso iniziano anche le responsabilità dell’allenatore.
Nesta e il suo staff hanno avuto il tempo per conoscere la rosa, valutarne caratteristiche e condizioni, osservare chi cresce e chi attraversa una fase più complicata. Ora serviranno maggiore rapidità nelle letture e freddezza nelle scelte.
Intorno all’allenatore c’è già chi aspetta soltanto il momento giusto per poter dire “avevo ragione”. È un meccanismo che conosciamo e che non mi piace. Dopo una sconfitta c’è sempre qualcuno pronto a trasformare una scelta discutibile in una sentenza definitiva.
Nesta non deve però offrire alibi a questo ambiente. Ha alternative, ha qualità e adesso deve avere il coraggio di affidarsi, partita dopo partita, a chi offre maggiori garanzie in quel preciso momento.
Senza bocciare nessuno e senza creare gerarchie immutabili.
Questa, forse, è la vera ricchezza dell’Avellino di quest’anno.
Oggi abbiamo perso una partita che, guardando numeri e occasioni, probabilmente non meritavamo di perdere. Può succedere e succederà ancora.
Quello che dobbiamo evitare è confondere il possesso con il dominio, la qualità con la presunzione di poter sempre vincere attraverso il gioco e la profondità della rosa con l’obbligo di affidarsi sempre agli stessi uomini.
Adesso arriva Chiavari. Meno spazio, meno tempo per pensare e probabilmente una partita ancora più sporca.
Forse è proprio lì che capiremo se questa sconfitta avrà lasciato qualcosa di utile.


Forza Lupi!