Oltre il Partenio-Lombardi : A Modena, i primi segnali diventano fatti.

OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma.

Quasi duemila avellinesi arrivati da ogni parte d’Italia. In mezzo, naturalmente, anche noi dell’Avellino Club Roma: a Modena non potevamo mancare e alla fine siamo tornati a casa con quella stanchezza che le trasferte sanno trasformare in piacere quando, insieme ai chilometri, ti riporti dietro anche tre punti.

Dopo la prima vittoria casalinga di sabato scorso è arrivata anche la prima fuori casa, peraltro contro un Modena che veniva da due successi consecutivi. Una vittoria sofferta, maturata in condizioni tutt’altro che semplici, con il caldo e un’umidità vicina al 70% che si sono fatti sentire sugli spalti e, inevitabilmente, ancora di più in campo.

Nelle fasi di maggiore sforzo diminuiva la lucidità e forse non è un caso che abbia vinto proprio la squadra capace di sbloccarla per prima. Il missile di Besaggio dopo otto minuti ha costretto il Modena a rincorrere e spendere ancora più energie, confermando allo stesso tempo una caratteristica interessante di questo Avellino: la squadra entra in campo con idee abbastanza chiare e riesce a scaricare grande forza e freschezza nella prima parte della gara. Quattro gol nelle prime tre giornate sono arrivati nei primi venti minuti; comincia a essere qualcosa di più di una coincidenza.

C’è poi un altro dato che merita attenzione: zero gol subiti negli ultimi 180 minuti. Oggi i tre legni del Modena ci hanno anche regalato quel pizzico di fortuna che nel calcio non guasta mai, sebbene Martinelli, almeno in più di una circostanza, sembrasse comunque sulla traiettoria. La squadra, però, ha saputo soffrire e restare dentro la partita anche quando il Modena ha aumentato la pressione.

Ed è qui che mi torna in mente Rivisondoli.

Durante i giorni trascorsi vicino alla squadra mi aveva colpito un ambiente rilassato ma molto concentrato, con ragazzi professionali e un gruppo che sembrava avere davvero voglia di conoscersi e stare insieme. Allora erano soltanto sensazioni da ritiro; oggi alcuni di quei segnali iniziano a trasformarsi in qualcosa di più concreto.

Vale soprattutto per i giovani, che stanno entrando gradualmente dentro la squadra e dentro l’ambiente. Moruzzi, ad esempio, sembra uscire partita dopo partita dalla timidezza iniziale e oggi è andato vicino anche al raddoppio, ancora una volta di destro, che non è neppure il suo piede naturale. Ad Avellino, del resto, per entrare nel cuore della gente non serve necessariamente una giocata spettacolare: spesso bastano corsa, sudore, grinta e voglia di lottare.

Anche Alessandro Nesta sta confermando alcune delle impressioni avute in ritiro. È un uomo misurato, educato, nel quale si riconosce immediatamente chi ha vissuto il calcio ai massimi livelli; allo stesso tempo sta mostrando di sapere prendersi i rischi giusti senza trasformarli in azzardi, bilanciando scelte coraggiose con accorgimenti più prudenti. Non improvvisa e non sembra avere bisogno di essere protagonista a tutti i costi: cordiale nei modi, fin qui risoluto nelle decisioni.

Una di queste scelte ha riguardato oggi Cheddira. L’infortunio di Favilli a metà del primo tempo ha portato Nesta a lanciare subito l’ultimo grande acquisto dell’Avellino, sul quale la società ha investito tanti soldi. È apparso evidente che il calciatore sia ancora indietro dal punto di vista atletico e forse proprio per questo il mister ha scelto di concedergli minuti veri, dentro una gara vera, per accelerarne il percorso verso la condizione migliore.

Eppure sono già arrivate le prime sentenze: acquisto sbagliato, flop, soldi sprecati.

Cerchiamo almeno questa volta di non ripetere l’errore fatto con altri calciatori. Oggi possiamo dire che Cheddira non è ancora in condizione; stabilire dopo pochi minuti se sia stato un investimento giusto o sbagliato è un’altra cosa. Sproniamolo, chiediamogli di dare tutto e facciamogli sentire cosa significa giocare per l’Avellino; poi, a tempo debito, giudicheremo quello che avrà realmente prodotto.

Perché non eravamo brocchi dopo la sconfitta della prima giornata e non siamo diventati campioni oggi.

All’inizio di una stagione serve soprattutto equilibrio, anche perché i valori di una squadra non sono mai la semplice somma del valore dei singoli. Il calcio ce lo ricorda continuamente: organizzazione, fiducia, condizione, caratteristiche che si completano e forza del gruppo possono cambiare profondamente ciò che sulla carta sembrava già scritto.

Questo equilibrio serve anche a noi tifosi, soprattutto a quella parte dell’ambiente più abituata a vivere la partita da spettatore che con la logica del supporto della Curva Sud. Criticare è legittimo; trasformare ogni impressione in una sentenza dopo novanta minuti è un’altra cosa.

E oggi il giudizio non resta più confinato allo stadio o al bar. Vive online, corre sui social e arriva direttamente sui telefoni dei calciatori. Dentro questa rosa ci sono tanti ragazzi di vent’anni o poco più che stanno sui social esattamente come noi, leggono, vedono e percepiscono. Sono professionisti e dovranno imparare a gestire la pressione, ma noi possiamo scegliere se contribuire a creare un ambiente che li aiuti a crescere oppure uno che li processi alla prima difficoltà.

Alcune sentenze lette dopo la prima giornata o addirittura dopo le amichevoli estive, in un bar vero, probabilmente si perderebbero tra il tintinnio delle tazzine, il sibilo della macchina del caffè e le conversazioni degli altri avventori. Sui social, invece, restano lì e diventano inevitabilmente parte del rumore che accompagna la squadra.

Naturalmente oggi vale anche il contrario: non montiamoci la testa.

Il mercato è finito, la rosa è questa e adesso toccherà a Nesta e al suo staff trovare gli equilibri migliori, recuperare la piena condizione dei nuovi arrivati e far crescere il gruppo. La Serie B è lunga e mutevole, capace nel giro di poche giornate di cambiare completamente prospettiva.

Intanto, però, Modena ci lascia qualcosa di buono.

Quasi duemila avellinesi in viaggio, una squadra che conquista la prima vittoria esterna e alcuni dei segnali intravisti a Rivisondoli che iniziano a trovare conferma sul campo. Non abbastanza per fare proclami, ma abbastanza per continuare a guardare avanti con fiducia.

Forse è proprio questa la cosa migliore da portarci a casa: non l’illusione di avere già capito dove potrà arrivare questo Avellino, ma la sensazione che ci siano basi, idee e atteggiamento per costruire qualcosa di serio.

Adesso lasciamo parlare il campo.

Noi, nel frattempo, continuiamo a esserci.