IL PUNTO DI ALFREDO IANDOLO : “OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI.” Iannarilli salva il punto, ma non può cancellare i limiti di questa squadra

OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma

Iannarilli salva il punto, ma non può cancellare i limiti di questa squadra

Il gol di Iannarilli al 94’ evita all’Avellino una sconfitta pesante contro il Catanzaro e consegna al Partenio un finale destinato a restare. Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto all’immagine, bellissima e surreale, del portiere che sale sull’ultimo corner e trova il pareggio. Perché questa partita racconta soprattutto altro: racconta un Avellino che ha fatto la gara, che ha prodotto di più, ma che continua a sbattere contro i propri limiti strutturali.

Il Catanzaro si è presentato al Partenio con assenze importanti e in condizioni tutt’altro che ideali. L’Avellino, al contrario, ha approcciato la partita nel modo giusto: aggressivo, alto, pronto a raddoppiare e triplicare sugli avversari, con l’idea chiara di tenere i calabresi nella loro metà campo. E per lunghi tratti ci è riuscito. Il tema tattico del match è stato proprio questo, con le uniche vere sofferenze sulle fasce, dove la velocità degli esterni del Catanzaro ha creato qualche problema.

Anche i numeri raccontano una partita abbastanza chiara. L’Avellino ha tirato molto di più, ha battuto più corner, ha concluso più spesso verso la porta e ha prodotto un volume offensivo superiore. In sostanza, ha cercato con più convinzione la porta avversaria ed è rimasto più a lungo dentro la metà campo del Catanzaro. Però siamo alla trentaquattresima giornata, e certe lacune non le colmi più.

Il paradosso è tutto qui. L’Avellino ha battuto sei corner e ha trovato il gol soltanto nell’ultimo assalto, con tutta la squadra riversata in area e Iannarilli trasformato in centravanti. Non su una palla inattiva “normale”, preparata e sviluppata secondo logica, ma dentro il caos finale. Dall’altra parte, invece, il Catanzaro ha battuto il suo unico corner e ha segnato. Ed è questa la fotografia più crudele: l’Avellino continua a produrre poco sulle palle inattive e continua invece a soffrire troppo quelle degli altri. Anche ieri, nella gestione difensiva del corner, c’è stata confusione: troppi uomini concentrati da una parte (7 sul primo palo) e avversari lasciati liberi dall’altra.

Poi c’è il nodo che ormai non si può più aggirare: l’attacco. Senza attaccanti che segnano, certe ambizioni diventano pura velleità. Tolto Biasci, arrivato praticamente allo scadere del mercato estivo, e aggiungendo Russo con i suoi 4 gol, dagli altri è arrivato un rendimento offensivo insufficiente. Patierno, Favilli, Insigne, Tutino, Pandolfi, Sgarbi non hanno garantito il peso realizzativo necessario per pensare davvero a qualcosa di più della salvezza.

Per questo serve anche una stoccata a un certo tipo di lamentela. In molti, ieri, si sono lamentati delle occasione perse per avvicinare i playoff in un campionato considerato mediocre. Ma questo ragionamento rischia di essere superficiale. I playoff non sono un’etichetta da esibire, né un diritto acquisito. E soprattutto, per una squadra costruita con questi limiti e per una società che in questa stagione ha già pagato abbastanza i propri errori, forse il punto vero non è rimpiangere ciò che non sei attrezzato per fare, ma chiudere con lucidità ciò che sei ancora in tempo a mettere al sicuro.

Il punto preso contro il Catanzaro è prezioso perché muove la classifica e perché arriva dentro una partita in cui l’Avellino ha mostrato spirito, aggressività e una discreta superiorità di campo. Ma il gol del portiere, per quanto meraviglioso, racconta anche una verità meno romantica: se per rimettere in piedi una gara che per lunghi tratti hai condotto hai bisogno dell’episodio più improbabile di tutti, allora vuol dire che qualcosa davanti continua a non funzionare come dovrebbe.

Ecco perché questo pareggio va letto come un promemoria realistico. L’Avellino ha ritrovato ordine, intensità e dignità competitiva. Però non ha gli attaccanti per alimentare certi voli pindarici. E allora meno giudizi isterici e meno illusioni di comodo. Adesso conta solo fare i punti che mancano e chiudere il discorso salvezza. Il resto, oggi, è soltanto rumore.