OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma
Empoli lascia un pizzico di amarezza, ad Avellino tornano i soliti processi.
Empoli-Avellino finisce 1-0 e, per una volta, la spiegazione più semplice è probabilmente anche la più giusta. Ha vinto la squadra che aveva più urgenza, più bisogno, più fame. L’Empoli si giocava una fetta pesantissima della propria corsa salvezza e lo si è visto nel modo in cui ha interpretato la partita. L’Avellino, invece, pur dentro una gara viva e combattuta, non è riuscito a mettere in campo la stessa intensità emotiva.
Ed è questo il primo dato che lascia amarezza. Perché le motivazioni, per i biancoverdi, sarebbero dovute arrivare naturalmente anche da ciò che c’era sugli spalti. Oltre 3.000 tifosi al seguito non sono un dettaglio coreografico: sono una responsabilità, un privilegio, una spinta. E invece, alla fine, è rimasta la sensazione che proprio quel surplus emotivo che avrebbe potuto fare la differenza non sia stato trasformato in energia agonistica sufficiente.
Questo però non autorizza a perdere il senso della misura. Ed è qui che il discorso si fa più delicato. Perché dopo ogni sconfitta, puntuale, si riapre il rito delle sentenze affrettate, delle bocciature totali, dei processi che provano a riscrivere un’intera stagione partendo da una sola partita. È un riflesso antico dell’ambiente, ma non per questo meno sbagliato.
L’Avellino ha perso a Empoli, sì. Ma resta una neopromossa che arriva all’ultima giornata con la salvezza già conquistata e con una possibilità playoff ancora aperta. Questo non vuol dire negare i limiti, né assolvere tutti. Vuol dire semplicemente tenere i fatti davanti agli umori. E i fatti raccontano una stagione che, pur con errori evidenti e con una correzione resa necessaria dal cambio di allenatore, resta nel complesso positiva.
Anche per questo, trasformare Mario Aiello nel colpevole assoluto è un’operazione semplicistica. Il direttore sportivo ha certamente la sua quota di responsabilità, soprattutto nella costruzione del reparto over. Ma fermarsi lì significa ridurre un quadro complesso a un capro espiatorio comodo. E nel calcio, quasi sempre, quando si cerca un solo colpevole si finisce per non capire davvero niente del problema.
Il tema vero è più ampio. Se si vuole ragionare seriamente sul futuro dell’Avellino, bisogna uscire dalla logica del bersaglio di turno e guardare piuttosto alla crescita complessiva del club. Una società che vuole consolidarsi in Serie B e, nel tempo, alzare l’asticella ha bisogno di rafforzarsi come organizzazione, non solo come undici titolare. Serve una struttura più completa, più distribuita, più competente in tutti i suoi snodi. Non basta individuare ogni anno il nome da mettere sul banco degli imputati.
Ma anche questo è un discorso che va tenuto dentro una cornice di realtà. E la realtà dice che una piazza come Avellino dovrebbe forse ritrovare un po’ più di memoria e un po’ più di umiltà, non per abbassare le ambizioni, ma per tenerle ancorate al contesto. Questa squadra viene da un percorso di risalita, da anni in cui la Serie B sembrava lontana, da fallimenti e da campi che non avevano nulla a che vedere con questo livello. Dimenticarlo troppo in fretta porta spesso a giudizi sproporzionati.
La verità è che il valore di questa stagione non può dipendere soltanto da Empoli, così come il valore del pubblico biancoverde non dipende da un risultato negativo. Anzi, se c’è una cosa che la trasferta di Empoli ha confermato ancora una volta, è che questa tifoseria merita rispetto pieno. E se mai dovessero arrivare anche i playoff sarebbero innanzitutto un premio ulteriore per chi c’è sempre stato, in casa e fuori, in qualsiasi serie e con qualsiasi nome abbia avuto la nostra squadra.
Adesso resta il Modena. Restano novanta minuti e una possibilità ancora aperta. Non enorme, non semplice, ma reale. E forse è proprio questo il punto da cui ripartire. Non dalla rabbia scomposta, non dal bisogno di trovare subito un colpevole, ma dalla capacità di leggere con lucidità ciò che questa stagione è stata davvero.
Una stagione con limiti, certo, ma anche con un traguardo centrato e con una porta ancora socchiusa sul finale.
