OLTRE IL PARTENIO-LOMBARDI di Alfredo Iandolo Presidente dell’Avellino Club Roma.
È stata una settimana strana, capace di accendere una piazza nel giro di poche ore e di riportarla altrettanto velocemente con i piedi per terra. Per qualche giorno abbiamo immaginato James Rodríguez con la maglia dell’Avellino, letto cifre, indiscrezioni, rilanci, aspettato risposte; poi il sogno è sfumato e il colombiano ha scelto un altro biancoverde, quello dell’Atlético Nacional.
Ieri, però, il calcio ci ha ricordato una cosa semplice. La nostra attenzione e la nostra energia devono andare prima di tutto verso quelli che quella maglia la indossano già e che, partita dopo partita, stanno dimostrando di volerla onorare.
E allora, dopo una settimana passata a parlare di James, ieri ci ha pensato James Russo. Pardon, Raffaele Russo.
Ancora una volta forza, accelerazioni, dribbling, capacità di creare superiorità e quella giocata con cui manda Cheddira verso il primo gol in biancoverde. Russo non avrà il curriculum internazionale del colombiano, naturalmente, ma rappresenta qualcosa di forse ancora più prezioso per l’Avellino di oggi. È un patrimonio che è già nostro. A 27 anni è nel pieno della maturità calcistica e continua a dimostrare di poter crescere insieme alla squadra.
Questo non significa sostenere che James Rodríguez non sarebbe servito. Un campione di quella dimensione avrebbe portato qualità, esperienza e attenzione mediatica; allo stesso tempo avrebbe generato aspettative enormi, nuove pressioni e gerarchie da gestire.
Nella delusione per un colpo sfumato per poco possiamo però leggere almeno un segnale positivo. La proprietà ha dimostrato che, quando ritiene ci siano le condizioni per alzare il livello, non ha paura di mettere risorse importanti sul tavolo. Una forza economica preziosa non soltanto quando bisogna comprare, ma anche quando arriveranno offerte per i calciatori di proprietà, perché un club solido può permettersi di non vendere al primo che bussa alla porta.
D’altra parte, dopo l’investimento già importante per Cheddira, un’altra operazione di quella portata avrebbe richiesto un impegno considerevole. Costruire passo dopo passo, generare valore e crescere senza strappi eccessivi non significa ridimensionare le ambizioni; significa provare a renderle sostenibili.
In una parola, significa conservare umiltà.
La stessa che ho visto nell’Avellino contro il Palermo.
Una squadra operaia, determinata, affamata e mai doma, che ha aggiunto un altro tassello alle buone sensazioni di questo inizio di stagione. I primi minuti sono stati difficili, il Palermo è partito forte e Martinelli ha dovuto rispondere presente; l’Avellino, però, non si è disunito e poco alla volta ha cominciato a prendere campo, fino all’occasione di Pandolfi sul finire del primo tempo, fermato da un grande intervento di Fortin.
Proprio Pandolfi è stata una delle scelte meno prevedibili di Nesta e, a mio avviso, una scelta corretta. Con Favilli indisponibile e Cheddira ancora alla ricerca della condizione migliore, dare una possibilità a chi in questo momento parte più indietro nelle gerarchie significa anche tenere vivo tutto il gruppo. Ha commesso qualche errore, ma ha lottato, si è reso pericoloso ed è uscito tra gli applausi del Partenio. Finché un calciatore indossa i nostri colori e dimostra sacrificio, merita sostegno.
Poi è arrivato Cheddira e, quasi come se il calcio volesse chiudere la settimana di James Rodríguez, dopo pochi minuti ha segnato proprio lui. Il Palermo ha trovato immediatamente il pareggio con Johnsen, ma nel finale l’Avellino ha avuto anche le occasioni per vincerla, trovando ancora un Fortin decisivo.
Anche sulla gestione della partita credo ci sia poco da imputare a Nesta. Qualcuno ha contestato i cambi arrivati piuttosto tardi; personalmente, nella fase tra il settantesimo e l’ottantesimo, ho letto una scelta prudente e comprensibile. La squadra aveva trovato un suo equilibrio e inserire contemporaneamente due o tre uomini avrebbe richiesto inevitabilmente qualche minuto di assestamento, proprio contro una formazione forte e capace di colpire alla minima disattenzione. Probabilmente Nesta ha preferito non rompere ciò che stava funzionando.
È forse qui che trova un’ulteriore conferma una sensazione avuta a Rivisondoli, quella di un gruppo e di uno staff che lavorano con serenità, professionalità e idee abbastanza chiare anche quando c’è da rivederle in corsa. Allora erano impressioni da ritiro; oggi, senza voler trarre conclusioni dopo appena quattro giornate, alcuni di quei segnali iniziano a vedersi nella compattezza della squadra, nella disponibilità dei ragazzi e nella gestione misurata ma decisa di Nesta.
Ed è forse questo il messaggio più importante.
Non serve passare in pochi giorni dal sogno di James Rodríguez all’idea di essere improvvisamente diventati una squadra destinata a chissà quale traguardo. Come non eravamo scarsi dopo la sconfitta della prima giornata, non siamo fenomeni oggi. Abbiamo però una squadra che sta crescendo, giovani interessanti, professionisti seri, un allenatore che sembra avere idee chiare e una proprietà che ha dimostrato di voler continuare ad alzare l’asticella.
Ora arriva Ascoli, ultima tappa di questo primo piccolo ciclo prima della lunga sosta. Andiamoci con la stessa fame, la stessa determinazione e soprattutto con la stessa umiltà.
E facciamolo anche noi tifosi. La fiducia verso questi ragazzi sta crescendo ed è giusto che sia così; arriveranno però anche giornate storte, errori e momenti nei quali qualcuno sembrerà meno bravo di quanto ci appare oggi. Sarà proprio allora che dovremo ricordarci ciò che stiamo vedendo adesso.
Perché forse la lezione più utile della settimana appena trascorsa è questa: i grandi nomi fanno sognare, ma il futuro si costruisce con chi ogni giorno lavora per rendere più grande la maglia che ha già addosso.
Un passo alla volta, senza perdere l’ambizione ma soprattutto senza perdere l’umiltà.
Forza Lupi!
